venerdì 24 luglio 2009

Magic Moments con Burt Bacharach


Concerto magico, l'altra sera nella piazza del Duomo di Brescia.
Sul palco, un pianoforte nero laccato e un vecchiettino di 82 anni, dall'aria simpatica.
Il pubblico in sala in media, una ventina di anni in meno. e tra questi io e Filippo, che ci sentiamo ridicoli, ma in fondo un po' intenditori. pescatori di perle rare. come Burt Bacharach.
2 ore di raffinato piacere.
canzonette spesso definite "easy listening", ma veri capolavori. tutti diversi. tutti che sembrano raccontare una propria storia, un'atmosfera, un pezzo di vita che è comune alla vita di tutti.
impossibile non ondulare, non lasciarsi coccolare, accarezzare da quelle note.
comunicano una felicità interiore, una serenità, non so come dire, quasi "intelligente". una semplicità raffinata. (so di aver creato un ossimoro. ma non è bellissimo?)
respiri tenerezza con "close to you" o sensualità con "the look of love" o la disperazione d' amore con "anyone had a heart" e simpatia con "I'll never fall in love again".
grandi brani, che hanno fatto da colonna sonora in molti film, ma anche nelle nostre vite.

ripresa

Ciao! A tutti!
per una strana coincidenza di fatti, sono tornata a vivere.
mi ero un po', diciamo, spenta.
e ora mi sento di nuovo....VIVA. ed è bellissimo.
scriverò per il piacere di farlo. per me. che è il motivo per cui ho iniziato questo blog.
sono contenta.
e ho anche un altro progetto... ma non è il momento per parlarne..

ci sentiamo!

domenica 12 ottobre 2008

milano

la dimensione senza tempo dei cortili interni intravisti dai cancelli in ferro battuto, palazzi in stile liberty sovrastati da cupole maestose, le guglie stalagmitiche del Duomo, i viali alberati di via Vincenzo Monti, i tram di inizio secolo con i sedili a panchina di legno lucido e le lampade dalla luce fioca che illuminano le etichette con scritto "vietato sputare" e "riservato agli invalidi e ai mutilati di guerra", i negozi da barbiere degli anni '50 con le poltrone girevoli, il tiburio di Santa Maria delle Grazie quando si staglia contro il cielo cobalto delle 7 del mattino, lo storico Bar Zucca, i giardini di via Palestro, i giochi di luce dorata della fontana di piazza Fontana, la cupa e aracnica Torre Velasca che sembra dominare la città, l'insegna rossa al neon dell'Hotel Rio di via Mazzini, il soffitto ad arco della galleria Vittorio Emanuele, la quiete raccolta di piazza Sant'Alessandro e l'eleganza popolare di piazza Santo Stefano, la signorina dattilografa della Kores sul tetto dei palazzi che si affacciano su Piazza Duomo. che ora non c'è più.

Ritorni

10 ottobre. E' passato un mese. Da che ho pubblicato il mio ultimo post.
Non è pigrizia. La solita scusa che per scrivere bisogna avere tempo è vera solo a metà. Bisogna piuttosto avere lo spazio mentale, essere nel "mood giusto".
Ho avuto un settembre un po' ombroso, a rilento e non mi sono mai trovata nello spirito giusto per raccontare qualcosa.
Anche perchè, e forse questo è il vero motivo, finchè ero a NY, ho raccontato e descritto i newyorkesi, il loro modo di vivere, di essere. Qui, adesso, scrivendo, racconto di me. E la cosa, per quanto si possa esprimere in uno stile narrativo impersonale o fantasioso, rimane pur sempre autobiografica.
Neanche stasera credo di essere nel mood giusto.
Ma dopo un settembre freddo e annoiato è arrivato un ottobre caldo e luminoso, una nuova primavera, più dolce e matura.

mercoledì 10 settembre 2008

Back home

Beh?
Lo so che ve lo state domandando....ma dov'è finita? è tornata o è rimasta là?
Ebbene sì, sono tornata.....
Ma non lo so, stentavo a scrivere questo post finale, "di chiusura" della mia vacanza newyorkese ma soprattutto di questa esperienza di vita solitaria. Un po' perchè il mio vecchio pc è andato in palla del tutto (non si avvia proprio più, rien a faire.. e mi gira un pò perchè ho fatto lunghe file notturne all'Apple store e il filo per due settimane al mac book che volevo comprarmi là per risparmiare e invece me lo son dovuta comprare qui per cause di forza maggiore.... però l'ho acquistato con una mega offerta, yuhuuuu!!!!!), un pò perché, appena tornata,  sono caduta nella sindrome da ritorno (non mi era mai capitato, sì, insomma per circa due settimane sono stata un po' in down, priva di energia, di entusiasmo...). 
Ma il vero motivo è che io non lo volevo proprio "chiudere" del tutto questo cerchio. 
Dare l'illusione più che a voi a me, di essere ancora là, da sola, a fare quello che mi va, quando mi va. 

Cosa mi porto a casa di questo viaggio? Oltre a 2 valigie enormi, tanti momenti,  immagini, scatti visivi. 
Non mi scorderò mai l'allegra,  spensierata e tante volte buffa, commistione di razze ( è bellissimo vedere coppie in cui lui è nero nero che gi vedi solo gli occhi e lei è bianca latte e pure bionda oppure lei peruviana alta 1 metro e 20, tutta denti e lui è russo, alto e quasi albino). L'osservatorio ideale per vedere questi fenomeni insoliti ed assurdi è la metropolitana: un treno che se non ti attacchi sei praticamente in terra, perchè non solo parte a razzo e inchioda di colpo, ma oscilla parecchio mentre viaggia. Dove accanto a te una ragazza obesa come non ne ho mai viste in vita mia ( ma non per questo meno curata), se ne sta tranquillamente seduta, occupando 3 posti,  con la borsa intonata alle scarpe e lo smalto al rossetto (sarà andata anche lei da Irish Nails a farsi fare la manicure?!?) e nessuno la addita come se fosse chissà quale attrazione da circo.  Dove  puoi vedere una coppia di barboni, con lei che, con un sorriso estatico e l'aria persa, probabilmente un po' toccata (ha sulla fronte un'escoriazione da cui fuoriesce ancora del sangue), accarezza lui,  che cerca di addormentarsi accovacciato sul suo ventre. Dove ti capita di vedere una ragazza cinese con una di quelle borse di tela raffiguranti un gatto stilizzato e la scritta "I love my cat" e non posso far altro che ridere, non per l'assonanza con il mio nickname, ma perchè sul braccio porta il segno di 4 graffi paralleli.
E ancora il businessman con le scarpe gommose nere liquirizia.
Non mi scorderò mai la bambina nera con la testa piena di treccine alla cui estremità sono legate tante mollettine di fiori bianchi: il più bel vaso di margherite che abbia  mai visto. 
Non mi scorderò il topolino che, uscito dalla coltre di foglie di Bryant Park in cerca di cibo, mi ha guardata retto sulle zampine posteriori mentre teneva le altre due congiunte. Mi ha ricordato troppo il topolino di Ratatouille!
Mi porto a casa i diversi scorci di New York, i più insoliti, quelli scoperti per caso perchè avevo sbagliato strada, le insegne dei teatri di Broadway, i tombini scoperchiati sempre e comunque fumanti e non capisci perchè,  come se sotto New York  e solo lì sotto, pulsasse tutto il magma della terra. 
Mi porto a casa l'esperienza di aver trascorso 15 giorni completamente sola,  con me stessa e i miei pensieri e, devo riconoscere, sono stata davvero bene! Mai avuto cedimenti, nostalgie canaglie del crepuscolo, senso di smarrimento del tipo che ci faccio qui?!?!!!!  Ma che cavolo mi è venuto in mente?!??? Dove è la mia maaaaaaaammaaaaaaaaaaa!!?!!???! 
Merito della città che veramente offre tanto, ma merito anche vostro, cui, vi confesso, mi sentivo anche in dovere di fare una cronaca più o meno quotidiana. Ho speso un sacco di dollari a quelle macchinette degli internet point accidenti a voi!
Ma le impressioni sulla città me le tengo per me. Su questo blog mi sono limitata a descrivervi le cose strambe che ho visto, che questa città incredibile e meravigliosa vede quotidianamente. 

Adesso che sono tornata a casa non credo avrete tanti motivi per seguire ancora le avventure day by day di MissCats e non so se avrò ancora cose così bizzarre da raccontare, ma spero di continuare a tenere aggiornato questo blog. 
Se vorrete continuare a seguirlo, siete i benvenuti!
E' pure gratis!
A presto
 

lunedì 25 agosto 2008

serata musicale

Ieri sera, per riprendermi dallo spettacolo di Harlem, mi sono regalata una serata musicale.
Mi sono prenotata un posto al Jazz Lincol Center di New York.
Ci sono diversi locali con spettacoli di ogni tipo. Io sono stata al Dizzy's Club Coca cola( so che il nome fa un po' ridere, tipo Dizzy's Club Pippo, Pluto e Paperino, ma e' in partnership con la Coca Cola pertanto quelli della Coca Cola ci hanno voluto il proprio brand sopra).
Beh, ieri sera c'era il gruppo Trio Da Paz e Harry Allen al sassofono che si esibiva su musiche di Antonio Carlos Jobim e Stan Getz. Bossa novaaaaaa!!!!
Non potevo scegliere altro perche' stanno dando questo stesso spettacolo da 15 giorni e ieri era l'ultima serata prevista da cartellone.
Cosi' mi sono messa un abitino, i tacchi che non indossavo da 2 settimane circa e sono uscita. e' stata la prima vera serata da Sex and the City avuta qui a New York .e pensare che c'era gente che ha pensato che venissi qui solo per fare il tour delle location del film. ho visto qualche puntata ma non sono cosi' fissata!
mi sono messa in coda, com'e' tipico per ogni cosa che vale la pena qui a NY e non sapendo come passare il tempo mi sono messa ad osservare la gente. Tutti di una certa eta' ecco. Ergo, la mia serata Sex and the City era gia' bella che finita. Ah ah ah!
Davanti a me avevo una coppia, ovviamente di giapponesi, o forse coreani, boh a volte diventa difficile capire di che nazionalita' siano, diciamo asitatici dell'estremo oriente.
Lui era alto un metro e 40 e assomigliava in modo impressionante a Mr. Poirot di Agatha Christie. Aveva gli stessi baffettini e lo stesso sguardo furbesco. di una simpatia esagerata! Lei, piu' alta di lui di un bel pezzo, aveva i capelli raccolti con una stella filante viola, si' proprio di quelle che noi mettiamo sugli alberi di natale. Non sapevo piu' quale puntino della parete fissare per non scoppiare a ridere.
Dopo un'attesa estenuante ci hanno fatto entrare. Il mio posto era proprio al bancone del bar. Pericolosissimo!!!!! Inoltre bello che ero sul trespolo, che mi fa sentire più alta, ma in qualsiasi posizione cercassi di sistemarmi le gambe, il batterista mi vedeva comunque le mutande! Ordino un cherry margarita. E ovviamente, non era ancora entrata la band e me l' ero già bello che scolato. era buooooonissimooooo.
il locale aveva una vetrata meravigliosa che dava su Central Park e riuscivi a scorgere anche le luci dei grattacieli.
poi lo spettacolo ha avuto inizio. Conoscevo la maggior parte dei brani e cantavo anch'io. Probabilmente il tipo russo accanto a me non gradiva tanto.
e non riuscivo a smettere di muovere il piede, che seguiva il ritmo come un martello pneumatico, tanto che a momenti perdevo la scarpa. Sembravo una di quelle paperelle dal collo lungo e sinuoso che ondeggiano al ritmo di musica che vendono i cinesi. E avevo gli stessi occhi spalancati e la stessa faccia da pirla!
poi entrata anche Maucha Adnet, la cantante che ha accompagnato per circa 10 anni Jobim.
vi allego un breve filmatino che ho girato.
godetevelo tutto!

p.s. : se l'audio fa schifo è colpa della macchina fotografica o meglio delle mie tecniche di ripresa....chiedo scusa...

domenica 24 agosto 2008

Lo spettacolo di harlem

Stamattina sono andata ad Harlem per assistere ad una funzione. Le messe di harlem sono infatti note perche' accompagante da cori (a volte anche gospel) che fanno venire i brividi. tipo sister act, per intenderci!
Inoltre morivo dalla voglia di sentire il reverendo della chiesa esclamare: "Sissssster!!!! You have to thank the Loooooord!!! Hey, man! Let's pray tooogether!" mi ci vedevo gia' a battere le mani con tutta la platea o ad ondeggiare in un grande mare di braccia congiunte al ritmo della musica nera. Oh yeah!
Beh, ho assistito a tutt'altro spettacolo. Ad uno spettacolo terrificante.
Generalmente le messe iniziano alle 11. Sono arrivata in questa chiesa ( che e' una delle piu' popolari perche' e' celebrata da uno dei reverendi piu' stimati in tutto il quartiere) intorno alle 10.20
e la funzione era gia' iniziata.
Ho chiesto ad una signora nera, vestita di viola, dove i turisti potevano sedersi.
Mi ha indicato un banco poco piu' avanti. Faccio per avviarmi quando mi agguanta per un braccio con la forza di un'aquila, tanto che l'ho guardata con aria interrogativa sgranando gli occhi.
"Dopo che il reverendo abbia finito di parlare".
Comprensibile. Cosi ho atteso. Ci siamo sedute assieme nel banco che aveva indicato prima.
Poi, hanno cominciato ad arrivare le orde di popoli. Il popolo dei turisti. Popolo inetto, stupido alla ricerca spasmodica e sciacalla di avvenimenti caratteristici da fotografare.
Sono entrati a frotte, facendo un baccano imbarazzante, tutti esaltati econ un sorriso da pirla stampato in faccia. Degli ebeti.
E da li' e' stato un continuo ed aberrante flash di macchine fotografiche, riprese con telecamere e i cellulari per tutto il tempo della messa. Il reverendo l'ha pure chiesto durante il sermone: "vi diamo il benvenutoin questa chiesa e in questa comunita' e vi chiediamo di spegnere i cellulari, le macchine fotografiche, di chiudere il mondo fuori e di ascoltare la parola del Signore".
Mentre una cretina nel banco davanti a me leggeva la guida turistica e il suo fidanzato studiava la cartina della metro. Altri chiacchieravano (ma non vedo il coro! dove e' il coro!? e come mai alcuni sono vestiti di bianco e altri di nero? vorra' pur dire qualcosa, no?").
Per non parlare di quelli che sono entrati in canotta e calzoncini corti ed era scritto ovunque di venire coperti.
Ne ho visti 4 entrare in chiesa tutti ruminando un chewing gum e hanno continuato per tutto il tempo della funzione.
Poi hanno avuto inizio gli inni e i canti e li' e' stato lo sfacelo totale.
Gente che si sporgeva dal loggione superiore per vedere meglio e filmare meglio.
E applaudivano al termine di ogni canto. Non lo capiscono che non e' uno spettacoloooo?!? Che questa gente non e' qui per esibirsi ma il canto e' una preghieraaaa?!?!
Non ce la facevo piu'. Ero costernata.
Ho visto un signore nel banco davanti a me che metteva a fuoco la macchina fotografica. L'ho praticamente strattonato per la manica della camicia. Avra' avuto 60 anni e mi guardava come un bambino di 4 a cui avevano rubato il pallone dalla mano.
Riuscire a seguire la messa, a cogliere il fascino e il raccoglimento di questo modo cosi' suggestivo e sentito di pregare e' stato praticamente impossibile.
"How can you stand all of this? Come potete sopportare tutto questo?", ho chiesto alla signora vestita in viola accanto a me.
E lei ha fatto cenno di si' con la testa, amaramente.
E ci metto dentro tutti, francesi, spagnoli per non parlare degli italiani, tedeschi. Tutti quanti. Ma faremmo cosi' noi nelle nostre chiese? Accetteremmo che altri si comportassero cosi nelle nostre?!?!
E poi, finita la serie di canti, hanno cominciato ad uscire con i loro zainoni, facendo alzare tutti...un casino.
Ho detto alla signora che mi dispiaceva. che mi dispiaceva tanto. Non mi sono mai vergognata tanto di essere bianca. E Dio solo sa quanto in quel momento avrei voluto essere nera. Ma non si tratta del colore della pelle, ne' della nazionalita'. Si tratta di educazione e di rispetto.
E si tratta di essere viaggiatori e non turisti.